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ROSACEA OCULARE , a cura del Dott. Milazzo Mario Oculista di Catania.

La rosacea oculare, classificato come uno dei 4 sottogruppi della rosacea, è però presente in oltre la metà dei pazienti, ed addirittura precede la malattia primaria in oltre il 20% di questi. La gravità dei segni oculari non è correlabile alla malattia cutanea potendo avere, per fortuna non frequentemente, anche manifestazioni gravi.La presentazione oculare è varia e molto spesso incontriamo pazienti con lievi manifestazioni cutanee e minimo coinvolgimento oculare che girano di oculista in oculista irriconosciuti, e che usano miriadi di terapie, a volte facendo uso di automedicazioni, il più delle volte senza grandi risultati. Farmaci spesso abusati comprendono lacrime artificiali, combinazioni di antibiotici con cortisonici, o pomate antibiotiche che trattano infezioni inesistenti, usati tutti in modo confusionario.E' in casi di questo genere, associati ad una certa negligenza degli stessi pazienti, che si assiste al coinvolgimento di strutture oculari che possono risultare in perdita visiva.

BLEFARITE

Il tipico coinvolgimento oculare parte con una blefarite che può essere classificata in vari modi, ma serve allo nostro scopo seguire la classificazione anatomica che comprende:

- Margine anteriore (infezioni stafilococciche, dermatiti seborroiche )

- Margine posteriore (disfunzioni delle ghiandole di meibomio , dermatiti seborroiche).

- Angolare (infezioni da moraxella , atopia ).

I sintomi della blefarite compendono: senso di corpo estraneo, prurito, bruciore, fotofobia. sono segni comuni di blefarite da rosacea le:

- telangectasie

- irregolarita' del margine

- anormale secrezione delle ghiandole di meibomio

- collaretti grassosi attorno alle ciglia

- cheratinizazzione del margine

- iperemia

telangectasie
- squame attorno alle ciglia
- anormale secrezione delle ghiandole di meibomio

occlusioni ghiandolari.

orzaioli recidivanti.

Rimane controverso il ruolo del Demodex che sembra trovarsi in un numero elevato di pazienti ma non è sempre identificabile. Inoltre, quando presente, non sempre si manifesta la rosacea.

Cheratinizzazione del margine
Occlusione ghiandolare
Orzaioli recidivanti
Demodex brevis

EVENTI

- Flush cutaneo (liberazione di mediatori chimici dell'infiammazione).

- Infiltrati infiammatori (danno a carico delle ghiandole oleose).

- produzione anormale di secreto oleoso (eccessiva, diminuita , comunque di scarsa qualità).

- anormalità del film lacrimale

- questo puo' causare piccole lesioni della superficie oculare

- seguite da infiltrati infiammatori e vascolarizzazioni

Tutto questo può progredire fino ad una grave cheratocongiuntivite cicatriziale e circa il 7% di questi cornee possono arrivare al trapianto di cornea

Inoltre il rischio di rigetto è di gran lunga più elevato in questi occhi per la presenza di una aumentata risposta infiammatoria in associazione alla presenza di vascolarizzazione corneale.

ANALISI DI LABORATORIO

La rosacea viene diagnosticata clinicamente; dunque nessun esame di laboratorio o altro è utile.

MODALITA' TERAPEUTICHE

il fondamento terapeutico è la stabilizzazione della superficie oculare mediante terapia locale:

antinfiammatori (steroidi , immunosoppressori)

igiene palpebrale (massaggi)

impacchi caldi (pulizia del margine)

lubrificanti (colliri e gel)

e nei casi recalcitranti con:

antinfiammatori sistemici

tetraciclina

doxiciclina

minociclina

Claritromicina

metronidazolo

Farmaci ad uso topico

eritromicina pomata oftalmica

cortisonici locali

farmaci che producono diminuzione del sebo e delle dimensioni ghiandolari

isotretinoina

tretinoina

Non è un caso che farmaci antibiotici vengano qui indicati come antinfiammatori, infatti le tetracicline (ed i suoi derivati) hanno un ruolo fondamentale agendo in modo multifattoriale:

1. diminuendo la flora batterica

2. ma soprattutto diminuendo l'espressione delle metalloproteinasi della matrice (MMP), migliorando la alterazione della secrezione delle ghiandole , inibendo la produzioni di lipasi batterica e promuovendo un'effetto immunomodulatorio ed antinfiammatorio.

Alla luce di quanto sopra vediamo come impostare, in modo pratico, una terapia per paziente con:

BLEFARITE LIEVE

iniziamo con delle lacrime artificiali (anche con conservanti) fino ad un massimo di 4 x dì:

lacrisol , lacrimart, lacrilube ecc.

oppure systane (forma una patina gelificata sulla cornea)

gel lubrificante per la notte (es: viscotears gel) impacchi caldi, massaggi palpebrali , pulizia palpebrale.

con lid care o baby shampoo 50%.

con Tea Tree Oil (olio dell'albero di Tea) in casi di demodex.

BLEFARITE MODERATA

lacrime artificiali senza conservanti da 4 x dì fino ad 1 gtt. ogni ora:

LACRIME ARTIFICIALI monodose

gel lubrificante per la notte

impacchi caldi, massaggi palpebrali pulizia palpebrale

con lid care o baby shampoo 50%

con Tea Tree Oil in casi di demodex

Doxiciclina 40 mg al dì THERATEARS (OMEGA 3) integratori Ciclosoporina coll. oft. 0.05% 2 x dì Occlusione punti lacrimali inferiori.

BLEFARITI GRAVI

tutte le precedenti

occlusione di tutti i punti lacrimali con tappi di collagene o cauterizzazione

deumidificatori ambietali

arsorrafia laterale

in casi di perforazioni imminenti:

chirurgia con trapianto

patch

cianoacrilato

Notare l'uso della doxiciclina in dosaggio non antimicrobico. Questo ne consente l'uso a lungo termine nei pazienti più difficili.

La ciclosporina in collirio, ancora non disponibile, ha dimostrato eccellente attività antinfiammatoria locale con ripristino della funzionalità ghiandolare e stabilizzazione del film lacrimale in assenza di complicanze locali e sistemiche.

PROGNOSI

La rosacea può essere controllata sintomatologicamente ma, in genere, mantiene un carattere cronico che richiede cure di lungo termine.

CONCLUSIONE

Il paziente informato della natura cronica e recidivante di questa condizione potrà sviluppare una giusta aspettativa, e consapevolmente saprà adattarsi a terapie dilatate nel tempo.

E' auspicabile che anche gli oftalmologi comprendano meglio la natura di questa condizione vista la frequente mancanza di familiarità con le manifestazioni dermatologiche della malattia in modo da arrivare con maggiore frequenza ad una corretta diagnosi.

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